Lo zolfo siciliano e la fregatura americana

Nell’edizione del 12 agosto 1900 della popolare rivista settimanale L’Economista venne pubblicato un articolo sull’esportazione dello zolfo siciliano negli U.S.A..

Forse questo è uno degli ultimi veri sussulti ottimistici sulla possibilità che lo zolfo siciliano potesse essere in grado, se pur con qualche accorgimento, di superare la concorrenza degli altri Paesi e poter così accedere all’enorme e in continua espansione mercato statunitense. Viene bene evidenziato il sostanziale monopolio solfifero della Sicilia, per le enormi quantità di minerale che poteva immettere sul mercato internazionale, a dispetto delle briciole prodotte in altri parti del mondo. Gli Stati Uniti, un enorme Paese emergente, avrebbero sempre più avuto bisogno dell’indispensabile zolfo siciliano e questo in prospettiva era un ottimo motivo di ottimismo per il futuro.

La fregatura sarebbe arrivata di lì a qualche anno ed aveva un nome: Hermann Frasch che, mentre veniva pubblicato questo articolo, stava cercando il modo di sfruttare gli immensi giacimenti solfiferi americani e in meno di un decennio, avrebbe trasformato gli Stati Uniti da un mercato di conquista per lo zolfo siciliano al più grande Paese produttore di zolfo al mondo, in grado, non solo di soddisfare il proprio mercato interno, ma di fare una spietata concorrenza allo zolfo siciliano sui mercati internazionali.

Questo articolo non ha portato fortuna all’industria mineraria siciliana che presto sarebbe diventata rovinosamente anacronistica.

Un ottimo esempio storico di come un processo produttivo, una scoperta scientifica, un’invenzione, in poco tempo possano cambiare un intero settore del mercato mondiale che, fin dai primi del 900 sembrava già ampiamente globalizzato.

leconomista-12-08-1900

Leggi pure:

https://sommatinomuseozolfo.wordpress.com/2015/07/11/il-re-dello-zolfo-hermann-frasch-the-surfur-king/

 

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