Le Miniere di zolfo? Una passeggiata di salute

Quando la politica diventa becera e fa solo i propri interesse di classe e quando i conflitti di interesse intervengono a gamba tesa su questioni di ordine sociale ecco cosa succede.
Correva l’anno 1875 e, dopo numerose inchieste ordinate dai governi sabaudi per verificare le scandalose condizioni del lavoro minorile nelle miniere siciliane e l’abominio del “carusato”, alla Camera dei Deputati si stava discutendo per l’approvazione di una legge per regolamentare il fenomeno. La stessa legge, che tendeva di ridurre il fenomeno, a noi oggi sembrerebbe disumana.

[…] e colla legge proposta vorrebbesi escludere dai lavori sotterranei i fanciulli di età inferiore ai 12 anni; dalle lavorazioni a giorno, quelli al di sotto di anni 10. Il lavoro poi non dovrebbe durare più di 6 ore al giorno pegli operai da 12 a 15 anni, e non oltrepassare le ore 8 per quelli da 16 a 18. Sono fulminate ammende contro i proprietari o fittaioli di miniere per infrazione della legge, e la carcere nel caso fosse provata la deformità dei lavoranti per trasgressione.

Figuriamoci che condizioni orrende dovevano esserci formulare una legge del genere.
Ebbene un “nobiluomo” sancataldese tale Nicolao Galletti, proprietario di miniere (leggete sotto la “scheda tecnica” per apprezzare appieno il suo pedigree), guardate che discorso è riuscito a pronunciare.

Data di nascita: 28/05/1813
Luogo di nascita: Palermo
Data del decesso: 18/07/1897
Luogo di decesso: Palermo
Padre: Vittorio Salvatore
Madre: PLATAMONE MONCADA Concetta, dei principi di Larderia e dei duchi di Belmurgo
Nobile al momento della nomina: Si
Nobile ereditario: Si
Titoli nobiliari :Principe di Fiumesalato
Marchese di San Cataldo
Coniuge: Salomè Hauke Maria, contessa
Fratelli: Baldassarre
Professione: Possidente
Carriera: Gentiluomo di camera di SM il Re (Regno delle Due Sicilie)
Cariche e titoli: Incaricato dal Governo provvisorio di Sicilia presso l’imperatore Napoleone III (1860)
Membro della Società siciliana per la storia patria.

Il cavaliere Galletti di San Cataldo, proprietario di miniere, fu il primo a prendere la parola per dichiarare che nella provincia di Caltanissetta le donne non lavorano affatto nelle miniere, anzi secondo gli usi di quelle contrade esse non si occupano che delle faccende domestiche. Riguardo al lavoro dei fanciulli, ei dice, si è invertito l’ordine delle cose, giacchè non sono i proprietari di zolfare che opprimono quelli, e ne dimostra il modo così: I fanciulli non contrattano direttamente col proprietario o coltivatore delle miniere, questo contrae col picconiere, il quale ingaggia i fanciulli che lavorano con lui a cottimo, però il proprietario è obbligato di anticipare il così detto soccorso morto, e pagare alla giornata il minerale estirpato; il soccorso morto è un anticipo che non viene scontato ma restituito al termine dei lavori, e spesso il proprietario lo perde, perché i fanciulli quando hanno già ricavato la paga di una o più settimane vanno a lavorare altrove.

Praticamente fa capire che sono i proprietari ad essere succubi dei poco onesti carusi e non viceversa.
Nella stessa seduta viene letta relazione di un illustre illuminato intellettuale e soprattutto economista Maggiore Perni Francesco (personaggi questi a cui sono intitolate delle vie in molte città siciliane), autore di moltissime pubblicazioni sull’economia isolana.

Nel terzo capitolo, occupandosi dei fatti dimostra nulla esservi di orribile e di straziante nel lavoro dei fanciulli nelle miniere. Fanciulli da 8 a 11 anni lavorano allo scoperto ad ammassare il minerale nei calcheroni, adolescenti da 12 a 18 anni che trasportano dall’interno all’esterno delle miniere lo zolfo in gerle da 20 a 30 chilogrammi. Sono sudici e strappati negli abiti perché la natura del lavoro non permette di vestire più acconci; il loro passo è seguito da una cadenza tradizionale che ha il suolo di un gemito, e quando spuntano dalla buca delle miniere, sembrano delle forme sofferenti ed infelici. Ma depositato il fardello cessano i lagni e tornano ilari e forti al lavoro; e cessato il lavoro hanno vesti condegne alla loro condizione di operai che hanno mezzi a campare la vita.
La durata del lavoro è di otto ore che si riduce a sei di effettivo.
L’organizzazione di questo lavoro si presenta sotto il più spiccato sistema di libertà. Fanciulli ed adolescenti si associano al Picconiere e lavorano con lui a cottimo. Lavorano quando vogliono: il padrone non ha interessi a farli lavorare di più, ne il picconiere abusa di loro, chè anzi son essi che s’impongono con eccedenti pretensioni sul picconiere, e questi se ne rivale sul proprietario. Hanno un anticipo soccorso –morto: mutato padrone quando si offre loro maggiore guadagno , e talvolta fuggono portando via l’anticipo.
Non sono infelici che gemono nel lavoro, ma scaltri e liberi lavoratori che si guadagnano da vivere di che vivere largamente, con poche ore di libero lavoro
Esaminati i fatti, nel capitolo quarto esamina le idee, ed esposto il principio della libertà del lavoro su cui poggia la scienza economica, considera gli effetti che la legge avrebbe sulla tutela del lavoro.
Se la legge si volesse attuare in Sicilia, ei dice, si calcola che la produzione dello zolfo si diminuirebbe di troppo per manco di braccia e el spese di produzione si aumenterebbero del 25 per cento. L’industria fallirebbe.

Volete la reazione che ebbe il parlamento a questa brillante relazione?

Il lavoro del signor Maggiore-Perni fu accolto con vera ammirazione.

Dato che quasi tutti i parlamentari siciliani erano come l’amico Nicolao Galletti proprietari di miniere o parenti di proprietari di miniere
Volete sapere se la legge passò o meno?

Per tutte queste considerazioni la Società unanime fa voti che il progetto di legge concernente la tutela dei fanciulli nelle miniere di zolfo, non sia convertito in legge.

Ps. Si ringrazia il Maestro Croce Armonia per aver concesso l’utilizzo di una sua opera per questo contesto.Croce Armonia

Il testo in corsivo è il testo originale della cronaca parlamentare.

 

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