l’arbulu di Caputa

Immaginate se, in un ipotetico futuro, un ipotetico Sindaco e un’ipotetica Amministrazione comunale decidessero di abbattere la Torre Civica (l’orologio) per realizzare a suo posto un bellissimo parcheggio. Sicuramente si scatenerebbe una rivolta popolare. Andremmo in Comune con i forconi.
La Torre civica è indubbiamente uno dei simboli di Sommatino e fa parte della nostra storia e della nostra identità. Sommatino senza la Torre Civica non sarebbe più Sommatino.
Beh non ci crederete, ma l’otto agosto 2010 è successo qualcosa di simile, uno dei nostri monumenti più importanti è stato abbattuto. Questa data al 99,9 per cento di voi non dirà nulla, ma io la ricordo bene. Quel giorno è stato abbattuto “l’arbulu di Caputa”, un monumentale albero che troneggiava maestoso su Palazzo Trabia. Non era un monumento costruito dall’uomo, ma sicuramente era un monumento della natura, una macchia di verde in pieno centro storico, un rifugio e un refrigerio per gli uccelli. Non so se questo albero si sarebbe potuto salvare; c’era qualche problema di sicurezza per le case circostanti e uno dei rami rischiava di sfondare qualche tetto, ma non ci hanno provato poi tanto, si è preferito abbatterlo.
Quell’otto agosto, non mi sono appuntato solo l’accaduto, ma ho raccolto dei campioni botanici:
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Ho essiccato alcuni dei rami di quell’albero per poterne determinare la specie. Sono fatto così, raccolgo e catalogo di tutto. Dopo qualche piccola ricerca è uscito fuori che la pianta apparteneva alla specie Celtis australis, chiamato comunemente bagolaro in italiano e da noi conosciuto come caccamo.

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Pianta oggi si usa per fare delle siepi ai bordi delle strade e non cresce molto rapidamente, ciò vuol dire che il nostro albero, par aver raggiuto quella mole, doveva avere diverse centinaia di anni.
La caratteristica principale del caccamo è quella di avere un legno molto duro, uno dei più duri del mondo, con cui si costruivano una miriade di oggetti. In particolare venivano realizzati gli utensili soggetti ad usura: bastoni, manici dei picconi, tridenti, ingranaggi dei mulini ad acqua, ecc.
Oggi esiste al suo posto una specie di cratere in cui si trovano ancora parte delle sue radici marcescenti e piene di insetti che le stanno divorando. Si potrebbe, con un po’ di buona volontà, ripiantare un altro caccamo al suo posto e riprenderci il nostro monumento naturale per eccellemza, non è né difficile né costoso (mi sono informato in un vivaio; un albero di 3 metri costa circa 300 euro).
Quell’albero era il completamento naturale dell’orologio. Mentre quello meccanico segnava le ore e i minuti, quello naturale segnava le stagioni: spoglio e triste d’inverno e vivace e verdissimo in primavera.
Cerchiamo di riprenderci il nostro albero.

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