La chiusura delle miniere di zolfo

A proposito di miniere di zolfo; non so se ci avete fatto caso, ma sono tutte, ma proprio tutte chiuse. Se si va in un sito minerario si vedono solo lamiere arrugginite, rosticcio, caseggiati abbandonati e semicrollati. Niente via vai di operai, niente produzione di zolfo greggio, niente che possa fare pensare ad una qualche attività.
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Voi direte che è una costatazione banale e avete ragione, ma tutti voi sapete il perché le miniere di zolfo siciliane, e anche del resto d’Italia (Romagna, Toscana, Calabria) sono state chiuse?
Nel 1988 la Regione Siciliana, con la L.R. 8 novembre 1988 n. 34, decretò la dismissione del settore solfifero con la chiusura definitiva di tutti gli impianti. Gli ultimi pozzi (Fiocchi, Maurelli e Tumminelli) sono stati chiusi il 23 gennaio del 1990.

I principali motivi per cui una miniera o, più in generale, un giacimento non viene più sfruttato sono due:
1) Esaurimento del giacimento stesso. Una delle prime cose che insegnano a Scuola o all’Università a proposito di giacimenti è che tutti indistintamente prima o poi si esauriscono. I giacimenti non fanno parte di quelle risorse che oggi chiamo “rinnovabili”. Durano finché dura il minerale che si estrae.
2) Produzione antieconomica. Vi faccio un esempio. Molte rocce siciliane contengono delle porzioni molto piccole di oro. Se l’oro oggi costa 33,53 euro a grammo e estrarre un grammo d’oro dalle rocce di cui parliamo costa più di 500,00 euro grammo è chiaro che estrarre quell’oro diventa un’operazione antieconomica.
Quale di queste cause ha provocato la chiusura delle miniere di zolfo siciliane?
Molte zolfare siciliane iniziarono ad esaurirsi già negli anni cinquanta e, sempre negli anni cinquanta e anche per buona parte degli anni sessanta, furono fatte molte prospezioni geologiche dai costi esorbitanti per cercare nuovi giacimenti, ma non fu trovato granché. In base a queste ricerche gli esperti concordarono sul fatto che le miniere di zolfo siciliane avevano ancora 20-25 anni di vita, dopo di che si sarebbero esaurite. Questo vuol dire che se l’estrazione fosse continuata a pieno ritmo a quest’ora le miniere sarebbero tutte esaurite.
Produrre zolfo come lo facevamo noi era diventato nettamente antieconomico, anche se molti sostengono che non è così. Nei primi anni settanta comprare una tonnellata di zolfo prodotto con il metodo Frasch (vedi articolo precedente) sul mercato internazionale costava 38 dollari, mentre produrre zolfo nelle nostre miniere costava 120 dollari a tonnellata. Se non è antieconomico questo…
I più attenti saranno incappati in almeno altre due domande:
Da quanto tempo era diventato antieconomico produrre zolfo nelle miniere siciliane?
Perché si continuava a produrre zolfo anche se era nettamente antieconomico?
Spero di rispondere presto a queste domande in qualche atro futuro articolo, per ora vorrei soffermarmi sul fatto che le cause del abbandono di un giacimento citate sopra sono solo due, ma ce ne potrebbero essere delle altre, una di questa potrebbe essere la politica.
Molti, a torto, sostengono, in puro stile complottistico, che le zolfare siciliane hanno chiuso i battenti per cause politiche sia nazionali che internazionali. In proposito le tesi, soprattutto di piazza, sono tantissime e, permettetemi, alcune molto risibili. Gli americani, i sovietici, gli imprenditori del Nord, poteri occulti, la mafia, ecc.
La verità è molto più semplice: era stato trovato il modo di produrre zolfo in maniera molto più economica cioè il metodo Frasch e mentre c’erano le miniere ancora attive anche il metodo Frasch stava andando in crisi perché un certo Claus aveva inventato un metodo ancora più economico: produrre zolfo dai fumi di scarto della lavorazione del petrolio.
Le miniere di zolfo sono nate per servire il progresso e il progresso ha decretato la loro fine.

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