Il re dello zolfo – Hermann Frasch “The Surfur King”

Sommatino era un paese minerario; la sua cultura, le sue tradizioni sono intrinsecamente legate alle miniere di zolfo. Tutti siamo stato nel sito minerario di Trabia-Tallarita, tutti abbiamo sentito parlare delle durissime condizioni a cui erano sottoposti i minatori e della turpe storia del lavoro dei “carusi”, ma questo basta a poter dire di essere informati sulle miniere?
Molti hanno una conoscenza empatica ed emotiva delle miniere avendo sentito dei durissimi racconti da parte di genitori e nonni, ma conoscere le dinamiche sociali, economiche, politiche e tecnologiche penso sia un’altra cosa. Dinamiche che spesso sfuggono anche a chi ha lavorato dentro le miniere.
Io non ho mai visto una miniera di zolfo in attività per la mia giovane età, ho sempre e solo visto lamiere contorte e cumuli di “ginisi”, ma ho cercato di indagare in questo mondo ormai perduto e quasi dimenticato e mi sono fatto le mie idee, che spesso cozzano con quelle degli stessi minatori a volte troppo campanilistiche e ricche di pregiudizi molto radicati.
Io sono di un’altra generazione. Una generazione a cui sarà affidato il compito di tramandare la memoria delle miniere. Una generazione che vive queste tematiche con meno empatia e, lo spero veramente, con più oggettività.

Hermann Frasch

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La vicenda dello zolfo siciliano non fu un fenomeno circoscritto alla sola Sicilia, anzi a quei luoghi della Sicilia dove lo zolfo era presente in abbondanza, i luoghi della Serie Gessoso Solfifera, non fu nemmeno un fenomeno italiano, ma fu un fenomeno planetario, che interessò indistintamente tutte le economie sviluppate del pianeta. Un caso di globalizzazione ante litteram.
La vicenda che sto che raccontarvi è uno dei numerosissimi esempi che evidenziano come l’industria zolfifera siciliana influenzava l’industria, l’economia e le vicende geopolitiche mondiali e come tutti questi elementi influenzavano l’industria zolfifera siciliana.
Il giorno di natale del 1852 nasceva in Germania a Gaildorf, Württemberg un certo Hermann Frasch. Molti di voi non sapranno della sua esistenza, ma vi assicuro che, se abitate nell’area dello zolfo, quest’uomo ha condizionato fortemente la vita dei vostri bisnonni e nonni e di conseguenza ha condizionato anche la vostra.
All’età di sedici anni, mentre frequentava il liceo, divenne apprendista nella locale farmacia di Halle. Allora chi lavorava in una farmacia non si limitava a leggere una ricetta medica e prendere un farmaco da un cassetto, ma doveva avere importanti rudimenti di chimica e di fisica per poter preparare un dato farmaco nel proprio laboratorio. Dopo un anno, il giovane Frasch decise di trasferirsi negli Stati Uniti. Vicenda, la sua, molto comune in quel periodo. Negli Stati Uniti inizia per lui il sogno americano. La sua vita sarà costellata da questo momento in poi da numerosissimi successi professionali e diverrà in pochi anni uno degli uomini più ricchi e influenti dell’industria americana e mondiale. Nel suo caso gli Stati Uniti furono veramente la terra delle grandi opportunità e lui, queste opportunità, le colse praticamente tutte.

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Arrivo a Philadelphia nell’agosto del 1868. Poco dopo il suo arrivo, entrò nel laboratorio del Prof. John M. Maisch al Philadelphia College of Pharmacy. Qui lavorò per diversi anni, ma il suo interesse incominciò ad orientarsi verso la chimica industriale. Nel 1874 aprì un suo laboratorio. Ben presto incominciò a produrre brevetti che avrebbero cambiato l’industria chimica statunitense.
Grazie ad un suo brevetto fu possibile utilizzare la cera di paraffina, un residuo della raffinazione del petrolio, per la produzione di candele e per altri usi industriali di notevole importanza. Egli ha anche creato una carta ricavata dalla paraffina per uso domestico che aveva svariati usi, tra cui quella di formare guarnizioni in grado di garantire una tenuta stagna per la conservazione dei prodotti alimentari e ciò ha reso possibile il trasporto sicuro e la conservazione di molti alimenti altrimenti deperibili. Questi brevetti lo fece notare da un importante compagnia che si occupava di lavorazione e commercializzazione della paraffina, la Meriam & Morgan Paraffine Company (MMPC), che nel 1880 gli offrì un lavoro. Grazie a questo lavoro Frasch poté entrare a pieno titolo nella nascente industria petrolifera americana. La MMPC era una controllata della Standard Oil Company e anche lui finì sotto contratto di questa azienda allo scopo di perfezionare nuovi metodi per la raffinazione del petrolio.
Nel 1885 iniziò gli esperimenti che lo condussero ad una delle sue più importanti invenzioni: la purificazione del petrolio contaminato da zolfo. In molte zone petrolifere del Canada, Ohio, Indiana e Illinois, la presenza di zolfo nel petrolio estratto limitata notevolmente la loro gamma di utilizzazione a causa dei cattivi odori e fumi soffocanti liberati una volta bruciati. Una quantità sterminata di petrolio, che fino a quel momento non era utilizzabile, grazie a Frasch lo divenne. L’efficacia di questo processo fece aumentare la produzione giornaliera da 30.000 barili a quattordici centesimi a 90.000 barili a un dollaro. Parte di questi guadagni andarono a Frasch che divenne ricchissimo.
Fare un elenco di tutti i brevetti, le invenzioni tecniche e meccaniche di Hermann Frasch è veramente complicato. Inventò praticamente di tutto. Fu una specie di Thomas Edison dell’industria chimica e petrolifera e senz’altro fu uno degli uomini che contribuirono in maniera determinante al predominio economico statunitense sui mercati internazionali.
Ora vi chiederete: che c’entra questo immigrato tedesco negli USA con lo zolfo siciliano? Sicuramente moltissimo.
Dopo che Hermann Frasch era divenuto ricchissimo grazie alle sue invenzioni, aveva depositato centinaia di brevetti milionari, aveva fondato e diretto prestigiose compagnie la sua vita incrociò lo zolfo.
Frasch era un inarrestabile lavoratore e nel 1891 fu chiamato a Calcasieu Parish in Louisiana con la scusa di fargli risolvere un annoso problema di ingegneria mineraria, ma si racconta che chi lo mandò in Louisiana voleva fargli fare solo una vacanza. In questa località era nota da tempo l’esistenza di giacimenti di zolfo ricchi e dall’elevata purezza, che non era mai stato lavorato prima per la semplice ragione che nessuno aveva ancora inventato mezzi adatti per permetterne l’estrazione. Diverse società, austriache, francesi, americane avevano fallito ignominiosamente.
Fortunatamente per voi a parlarvi di questa importante problematica mineraria, che influenzò in maniera determinante l’industria mineraria siciliana, su cui si racconta molto e si fa molta confusione, ci sarà un geologo e non uno storico.
Nonostante questa immensa ricchezza di minerale gli americani compravano ogni anno ingenti quantità di zolfo siciliano. Il motivo era questo:

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Per poter arrivare a sfruttare lo zolfo (nell’immagine calcari solfiferi) bisognava oltrepassare centinaia di metri di terreni alluvionali che hanno la stessa consistenza della sabbia. Mentre siete a mare provate a fare una buca e vedrete quanti crolli si verificheranno. Non era possibile in pratica portare dei minatori a quelle profondità e con quei terreni franosi.
Per Frasch la sfida presentatagli si rivelò solo un’altra opportunità. Cambiò totalmente approccio al problema e scelse di non realizzare i classici pozzi e gallerie di estrazione. Grazie alla sua conoscenza della chimica e della fisica inventò il processo di fusione dello zolfo nel suo strato di origine per poi pomparlo in forma liquida in superficie.
Praticante se Maometto non va alla montagna deve essere la montagna ad andare da Maometto. Lui capì che era lo zolfo che doveva arrivare dai minatori e non dovevano essere i minatori, come in Sicilia, ad andare dallo zolfo.
Brevetto un sistema per il recupero dello zolfo, l’ennesimo brevetto milionario, che avrebbe cambiato di lì a poco l’industria mondiale dello zolfo e messo in serie difficoltà l’industria solfifera siciliana, che, da quel momento, non sarebbe stata più competitiva.

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Il brevetto consiste nel trivellare un pozzo nel terreno fino a raggiungere il letto del giacimento del minerale, dopo di che si introduce nel pozzo un sistema di tubi coassiali. Attraverso il primo tubo, quello più esterno, viene introdotta dell’acqua surriscaldata fino a 165 °C e 2,5-3 MPa, allo scopo di far fondere lo zolfo che verrà portato in superficie, attraverso il tubo centrale con l’aiuto di aria compressa introdotta tramite tubo centrale.

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Come primo risultato di questi brevetti ottenne una riduzione della importazione di zolfo negli Stati Uniti a meno di un decimo delle sue proporzioni iniziali e un corrispondente aumento della produzione nazionale. Il primo zolfo fu estratto nel 1894.
Herman Frasch divenne capo della Union Sulphur Company creata nel 1895, che già nel 1912 assorbì tutto il mercato dell’America del Nord, a discapito di quello siciliano. Essa si espanse anche in Europa e nel 1909 installò a Marsiglia una raffineria, gestita da una società affiliata, ad Amburgo ed a Rotterdam creò importanti depositi di zolfo, da cui venivano rifornite la Germania e l’Europa del Nord ed ha dominato il mercato dello zolfo fino alla data di scadenza del brevetto nel 1911. Dopo che i depositi di zolfo si esaurirono, la società rivolse il suo interesse dallo zolfo al petrolio. A Frasch è stato assegnato il Perkin Medal nel 1912. Morì nella sua casa di Parigi, il 1 maggio 1914 ed è stato sepolto a Gaildorf .
Ci sarebbe molto da dire su questo argomento, sul metodo Frasch e i suoi risvolti economici e sociali nel mondo ed in particolare in Sicilia. Ci sono tanti interrogativi che cercano una risposta, uno tra tutti: perchè questo metodo non fu usato in Sicilia. Un altra volta, vi parlerò del signor Frasch

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