Il primo sommatinese – parte 2 (ed ultima)

Come doveva essere il clima durante l’età del bronzo che portò l’uomo a stabilirsi nella collina di Sommatino e zone limitrofe?
Caldo. Molto più caldo di quello attuale.
La paleoclimatologia, cioè la scienza che studia i climi del passato e la loro evoluzione, ci dice che circa 2300 anni fa l’emisfero settentrionale del nostro pineta attraversava la sua “Fase atlantica”, un’epoca in cui le temperature erano in media 4 °C più alte di quelle attuali. Questi 4 gradi sono un enormità, le calotte polari erano praticamente assenti o molto ridotte rispetto a quelle attuali e il livello del mare doveva essere significativamente più alto.
Fu un epoca di grande espansione per la specie umana.
Come doveva essere la vegetazione?
Già in quel periodo dovevano esserci delle folte foreste di latifoglie, con una vegetazione comunque completamente diversa da quella attuale, senza quella gran quantità di piante che sarebbero state importate dall’uomo e provenienti da mezzo pianeta: eucalipto, fico d’india, ecc.
Se volessimo saperne di più sulla vegetazione di allora dovremmo andare a studiare quei sedimenti lacustri che sono arrivati fino a noi. Lo studio dei pollini in essi contenuti ci direbbe molte cose interessanti.
Ho già individuato una sezione nei pressi della contrada “Lago Montagna” che potrebbe fornirci dei dai interessanti in tal senso, grazie all’aiuto dei pollini.
Che animali vivevano in quel periodo a Sommatino?
Sicuramente, oltre a quelli che noi conosciamo e che qualcuno caccia: coniglio, lepre, istrice, porco spino, furetto, donnola, volpe, dovevano vivere altri animali oggi scomparsi, come il cervo, il cinghiale, la lince, il lupo e l’orso insieme a una grande quantità di altri animali di cui oggi non esiste più traccia e di selvaggina da penna sia terestre che acquatica, molto ampia e diversificata.
La lince, o un felino simile, era endemico dalle nostre parti e, siccome era un competitore naturale dei nostri valorosi cacciatori, dato che lei si nutriva di conigli, è stata sistematicamente sterminata a colpi di fucile negli ultimi 50 – 60 anni fa.
Lince Mi racconta mia madre che da ragazza (anni 60) era uso fare a casa di mio nonno la zuppa di granchi. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che questi crostacei venivano pescati a Sommatino in alcune vallate “vadduni di la Tramuntana” e di “Donna Maranna”. Questi granchi, probabilmente una specie che viveva solo ed eslusivamente nel centro Sicilia, sono stati cancellati dalla faccia della terra da pesticidi e concimi chimici.

granchio di fiume.JPG_2012526231111_granchio di fiume (1)
L’impatto dell’uomo con la natura è sempre stato devastante; l’essere umano è una specie di infezione, di malattia per ogni ambiente che colonizza. Anche i nostri antenati di “Castelluccio” avranno provveduto a sterminare chi sa quante specie animali e vegetali che noi non vedremo mai e di cui non sospettiamo nemmeno l’esistenza.
La favola del giardino dell’Eden in cui l’uomo viveva in armonia con la natura è appunto una favola. L’uomo è stato sempre devastante allora come lo è oggi.
Questi nostri progenitori vivevano in insediamenti fatti da villaggi fatti di capanne circolari con il tetto fatto di rami, canne e altre parti vegetali. Non avevano bisogno di enormi quantità di materiale litico da costruzione. Risulta del tutto impossibile stabilire dove questi nostri antenati hanno stabilito le loro abitazioni. I loro riti funebri, però, prevedevano l’inumazione dei defunti in tombe scavate nella roccia e la “puntara” (un grosso affioramento di roccia calcarea che di solito si erge massiccio fra i rilievi morbidi delle colline di argilla) che svettava su Sommatino, dove ora ci sono il Palazzo Trabia e la Torre Civica e le zone tutto intorno, doveva essere l’ideale.
Ecco come doveva apparire il centro storico di Sommatino 2300 circa anni fa:
Olivella 1
Olivella 2
Olivella 3
Olivella 4

Le foto si riferiscono al sito castellucciano di contrada Olivella. Sommatino doveva apparire più o meno così: un grosso affioramento di pietra calcarea (Calcare di Base) crivellato di tombe scavate nella roccia. Ma perché queste di queste tombe adesso non ce ne traccia?
Perché quasi sicuramente queste tombe sono state modificate, riutilizzate ed adattate a vari culti e alle usanze di varie culture (greci, romani, bizantini, ecc.) e in epoca medievale sono state distrutte e al loro posto, sempre nella stessa roccia, sono stati ricavati granai, stalle e depositi.
Dove sono le prove?
Ancora lì, in alcuni angoli di Sommatino che pochi conoscono.
Questo che si vede sotto è un esempio:
Senza titolo-1 L’area in viola evidenzia una serie di grotte scavate nella roccia, anche di notevoli dimensioni, e adoperate attualmente come garage o depositi. All’esterno sono chiusi come normalissimi garage con portoni di ferro che non fanno affatto trasparire la loro natura rupestre.
Questi insediamenti sommatinesi, non erano tagliati fuori dal resto del mondo; la presenza di frammenti di ossidiana e di altre rocce che non centrano nulla con la geologia locale fanno pensare che il commercio doveva essere molto sviluppato con il resto dell’Isola e con molte altre località al difuori della Sicilia.
Non parliamo, quando ci riferiamo ai nostri antenati di quel periodo, di uomini così detti “primitivi”, come voglio le convenzioni e i pregiudizi, ma di uomini del tutto simili a noi sia fisicamente che intellettualmente, con una cultura molto complessa (forse più complessa della nostra) e in grado di adoperare tecnologie diverse dalle nostre, ma altrettanto efficaci.
Colui che giunse a Sommatino circa 2300 anni fa praticamente uguale a noi e sarei curioso di sapere quanti dei suoi geni e della sua cultura fa parte oggi di ciascuno di noi.

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