Quando il Mediterraneo era una pozzanghera. Origine della Serie Gessoso Solfifera

Era il 1970 quando dallo Stretto di Gibilterra entrò nel Mediterraneo una nave come tante, quasi anonima, che si distingueva solo per una torretta metallica istallata sopra. Era una nave oceanografica e si chiamava Glomar Challenger.

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Era una nave americana dotata di un sistema di trivellazione all’avanguardia, almeno per quei tempi, in grado di perforare il fondale marino ed estrarre delle “carote” al fine di capire qualcosa in più sulla storia geologica del “mare nostrum”.
Fino a quel momento si erano fatte diverse ipotesi per spiegare la presenza di alcuni tipi di rocce affioranti in varie località dell’area mediterranea: coste magrebine, Italia, Spagna, Francia, Grecia, Turchia, ecc.
Se chi legge questo articolo si trova nelle provincie di Caltanissetta, Agrigento, Enna o nella parte meridionale della provincia di Palermo (quindi compreso Sommatino, Riesi, Ravanusa, ecc.) le rocce di cui parliamo o ce le ha sotto i piedi o nelle immediate vicinanze, parlo di quel “pacchetto” di rocce che i geologi chiamano Serie Gessoso Solfifera.
Per capire la storia di queste rocce occorrevano dei dati provenienti dalle profondità del Mediterraneo per poter mettere in correlazione tutti questi affioramenti sparsi qua e là lungo soprattutto le zone costiere mediterranee e per poter formulare una teoria che ne giustificasse la presenza.
Le teorie formulate, come ho anticipato erano tante (Selli, Ruggeri, ecc.), ma chi aveva i soldi per potersi permettere di scavare le profondità del Mediterraneo per prelevare qualche campione di roccia e confermare le proprie teorie?
Semplice: gli americani.

Perforazioni effettuati dal Glomar Challenger
Perforazioni effettuate dal Glomar Challenger

Quello che gli scienziati a bordo trovarono fu sconcertante.
Dopo qualche metro di sedimenti marini di mare profondo, cosa facilmente prevedibile da trovare, le perforazioni si imbatterono in sedimenti che poco o nulla avevano a che fare con i sedimenti marini di mare profondo, anzi, alcune carote portarono alla luce sedimenti depositatisi in presenza di acque molto basse o addirittura quasi in assenza di acqua.
Ma che ci facevano sedimenti di mare basso o quasi assente (Sabkha) in un mare profondo più di mille metri?
Che strano mistero era questo?
Gli scienziati del Glomar Challenger (William B. F. Ryan, Kenneth J. Hsu e Maria Bianca Cita) avendo questi dati a disposizione, e in barba ai loro predecessori che già da decenni avevano proposto teorie simili, fecero un importantissima pubblicazione su Nature (una delle riviste scientifiche più importanti del mondo) in cui proponevano la teoria del “disseccamento totale del Mediterraneo”, che prevedeva la chiusura dello Stretto di Gibilterra e il conseguente disseccamento del Mediterraneo.
I sali del Mediterraneo si sarebbero depositati sul fondale formando strati di calcari, gesso, e salgemma (sale cucina) e altri sali, spessi, in certi punti, più di tre chilometri (rocce evaporitiche, cioè nate in seguito all’evaporazione).
Si sarebbe potuto arrivare dalla Calabria, o meglio dell’Appennino Calabro-Peloritano (dato che la Sicilia ancora non esisteva) alle coste africane a piedi, attraversando deserti salini e vastissime paludi.
Vi propongo un disegno storico che, anche se dalla valenza scientifica ormai discutibile per varie ragioni, risulta utile per capire in linee molto generali cosa doveva sembrare il Mediterraneo in quel periodo secondo la loro teoria.

David Attemborough - E dalle colonne d'Ercole entrò l'acqua. E la vita. AIRONE MARE 1987 P:12 - 22
David Attemborough – E dalle colonne d’Ercole entrò l’acqua. E la vita. AIRONE MARE 1987 P: 12 – 22

Potrete notare che, oltre a mancare l’acqua, manca anche la Sicilia e la pianura padana e la presenza di molti vulcani a largo della costa calabra e campana.

Le rocce della Sere Gessoso Solfifera si sarebbero dunque sedimentate, in questo particolarissimo contesto chiamato “Crisi di Salinità del Messiniano” (il Messiniano è il “periodo geologico” in cui avvennero questi fatti). Le nostre rocce in pratica sono state prodotte da un evento catastrofico di portata globale che ha cambiato per sempre le condizioni ambientali di tutto il pianeta cambiandone la salinità e di conseguenza anche il clima, la diffusine delle specie marine e continentali, ecc.

Ma perché il Mediterraneo oggi e tornato ad essere pieno d’acqua?
Come è tornato a riempirsi?
Cosa è rimasto di quell’antico mare distrutto dal disseccamento?
Quelle condizioni proibitive potrebbero tornare?
Quando è nata la Sicilia, dato che 5,7 milioni di anni fa non esisteva?

Se volete sapere il seguito venite a visitare il Museo e a vedere e toccare le prove di quanto vi ho detto.

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