Il meteorite riesino

Percorrendo la strada SS 190, che collega Sommatino a Riesi, a qualche centinaio di metri dal Museo delle Solfare di Trabia-Tallarita dell’ex centrale elettrica di contrada Palladio, è presente un grosso masso, del volume di una piccola casetta e dal colore grigio verde.
Leggenda metropolitana vuole che questa sia una roccia “aliena” venuta dallo spazio, per l’appunto molti la chiamano “il meteorite”.

Glauconia - Quarzarenite glauconitica
Glauconia – Quarzarenite glauconitica



Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con una persona che, con molta convinsione e certezza in quello diceva, mi ha raccontato che suo nonno ha assistito all’impatto del presunto corpo celeste con il nostro pianeta, con relativo bagliore celeste, scia luminosa, fragore assordante e quant’altro di spettacolare può riservare un evento del genere.

meteorites

Ero studente allora, mi sono recato in loco con il mio martello, ho preso dei campioni, ho fatto delle foto e ho iniziato a studiare la strana roccia “aliena”. Oltre a studiarne la struttura, anche al microscopio, dove si intravedevano minerali poco alieni, ho voluto fare il mio diffrattogramma. Ho polverizzato qualche centimetro cubico di roccia e l’ho introdotto nel diffrattometro, uno strumento che usa i raggi x e che serve per discernere in modo quasi assoluto di quali minerali è costituita una roccia. È uscito fuori che la roccia era costituita da quarzo e glauconite. Il quarzo risultò di tipo terrestre (quarzo alfa) e la glauconite, un minerale verdastro del gruppo delle miche, è risaputo dai geologi essere un minerale che si forma solo in particolari condizioni e soprattutto in ambiente marino. La roccia sembrava che di spazio avesse ben poco.
Inoltre ho trovato una seria di dentini di pesce.

Anteprima catologo Museo di Storia Naturale ed Arte Mineraria di Sommatino
Anteprima catologo Museo di Storia Naturale ed Arte Mineraria di Sommatino

I denti di forma semisferica (Ittio 1) appartengono alla specie Sparus cintus, una specie miocenica appartenente alla famiglia degli Sparidi, affine alle attuali orate. I denti di questo pesce, come nelle attuali orate, erano riunite a formare delle placche molto robuste che servivano per frantumare le conchiglie dei molluschi e l’esoscheletro dei crostacei.
Gli altri denti di pesci ritrovati (Ittio da 2 a 12), dalla forma appuntita, conica o seghettata sono denti di pesci appartenenti al superordine dei Selachimorpha, pesci cartilaginei a cui appartengono gli squali.
Dopo aver raccolto tutte queste informazioni mi restava da scegliere fra due ipotesi:
Ipotesi 1) I denti dovevano appartenere a qualche specie di squalo spaziale.
space-shark2
Ipotesi 2) l denti dovevano appartenere a specie terrestri di squali, dunque, anche la roccia in cui sono inclusi doveva essere terrestre.
Vi sembrerà strano, ma ho scelto la seconda ipotesi, dato che gli astronomi non hanno fatto molti avvistamenti di squali spaziali (naturalmente scherzo).

Questa roccia non è databile con precisione per l’assenza di fossili che possono indicarne l’età (markers stratigrafici), ma, per l’affinità con altre rocce contenenti glauconite in Sicilia (Calcareniti glauconitiche di Corleone), e per la presenza degli stessi denti di pesce si possono presumibilmente far risalire al Burdigaliano, Langhiano, 20-13 milioni di anni fa.

Se si fosse trattato di meteorite sarebbe stato possibile trovare una serie sterminata di altre prove, nel nostro caso completamente assenti.
Ma resta il fatto che la roccia è “aliena”, sicuramente non viene dallo spazio, ma è completamente diversa dalle rocce del nostro territorio e molto più antica. Allora da dove viene? Chi l’ha portata lì e perché?
Venite al Museo per saper il resto.
Se vi è piaciuta la storia di questa roccia sappiate che al Museo ne abbiamo centinaia, con storie altrettanto curiose ed intriganti.

Advertisements